domenica 13 febbraio 2011

Identità ed identitarismi. Un'introduzione al problema.


Identità: poche parole sono tanto utilizzate quanto questa. Oggi non c’è quasi nessun movimento di opinione, che non la tiri in ballo in qualche modo. L’identità è innanzitutto un’idea culturale endemica nel mondo postmoderno. Un sottile filo rosso che unisce tutte le ideologie, dalla destra xenofoba, fino alla sinistra no global.

E’ una parola che riempie la bocca, bisogna ammetterlo. E’ uno di quei concetti che hanno un significato molto generico, e riescono contemporaneamente a fare presa su chiunque. Chi potrebbe infatti essere contro quest’idea in quanto tale? Nessuno riterrebbe la valorizzazione della propria identità come qualcosa di sbagliato in sé. L’intellighenzia, non solo in Italia, coltiva da secoli l’odiosa abitudine di parlare per concetti astratti e di utilizzare parole tanto belle, quanto vuote di significato.
Questo è un fatto noto a tutti, quasi proverbiale. Senza scomodare Manzoni, che denuncia quest’abitudine come già tipica dell’Italia seicentesca, basta ascoltare un po’ di “politichese” in una trasmissione televisiva come Porta a Porta, per capire di cosa stiamo parlando.
L’identità è un concetto che si adatta benissimo a questo tipo di utilizzo, e qui troviamo il primo fattore di forza dell’idea identitaria, ma sicuramente non è l’unico. Infatti non si comprende perché la questione dell’identità, sia diventata così importante proprio in questo preciso momento storico.
Perché un argomento che non ha mai avuto, fino a tempi recenti, alcuna particolare importanza – basti pensare che l’enciclopedia Curcio del 1969 lo riporta esclusivamente come concetto matematico – è arrivato così rapidamente a recitare un ruolo da protagonista sul palcoscenico del teatro delle ideologie?

E’ però necessario fare un passo indietro, per rispondere alla domanda “Che cos’è l’Identità?”.  A cosa ci si riferisce con termini quali: “politiche d’identità”, “identità cristiana”, “identità nazionale”, “identità padana”, “identità veneta”?
Cercando il termine “identità” nel dizionario Sabatini Coletti, troviamo quanto segue:

identità [i-den-ti-tà] s.f. inv.
·         1 Coincidenza di elementi, assoluta uguaglianza: l'i. di due immagini || principio d'i., quello espresso in logica dalla proposizione A è A
·         2 mat. Uguaglianza che sussiste tra due espressioni qualunque sia il valore delle variabili che in esse compaiono
·         3 fig. Complesso di caratteri che distinguono una persona o una cosa da tutte le altre: controllare l'i. di qlcu.; carta d'i.; anche, semplicemente, nominativo di una persona: comunicare l'i. di un arrestato || attestazione d'i., documento di riconoscimento che viene rilasciato ai minori di 15 anni
·         4 estens. Consapevolezza di sé come individuo || crisi d'i., percezione contraddittoria della propria personalità
·         • sec. XIV

Vale la pena di soffermarsi un attimo su queste definizioni. Innanzitutto possiamo scartare le prime due, di carattere logico-matematico, e quindi non pertinenti. Rimangono la terza e la quarta, che invece ci dicono qualcosa di molto interessante.
“Complesso di caratteri che distinguono una persona o una cosa da tutte le altre”, dice il punto terzo. E la successiva definizione aggiunge un ulteriore elemento: l’autoconsapevolezza.
Identità è l’essere consapevoli di sé, in quanto individuo diverso da tutti gli altri.
I lettori più intelligenti avranno già pronta un’obiezione: “ma io posso benissimo essere consapevole di me stesso in quanto Caio Rossi, senza dovermi identificare in nessuna bandiera, territorio, simbolo o partito”.
E siamo arrivati al dunque. Quando si parla di identità, nella società postmoderna, si parla innanzitutto di appartenenze collettive, che vengono viste come necessarie per la definizione, in seconda istanza, di un’identità personale autentica.

La definizione di Identità, nell’eccezione dell’identitarismo postmoderno che stiamo brevemente analizzando, può essere questa:

Essere consapevoli di sé stessi come individui, in quanto appartenenti ad un determinato gruppo umano.  

La definizione può sembrare contraddittoria, a prima vista: come può la determinazione di un’identità individuale essere legata (e forse subordinata) all’appartenenza ad un’identità collettiva?
Per gli identitari questo non è assolutamente un problema: si può avere una coscienza di sé, secondo loro, soltanto nel momento in cui si ha la consapevolezza dell’essere appartenenti ad una determinata cultura, cioè al  mondo di valori e di significati tipica un determinato gruppo umano.
E’ per questo che espressioni come “Europa dei Popoli” sono diventati così comuni ed importanti. Ora la parola “etnia”, un tempo disprezzata in Europa e vista come appartenente ad aree del terzo mondo, ha perso ogni significato negativo, ed è diventata di uso comune.

Tutto questo sistema di idee nasce alla fine degli anni ’70, e si sviluppa nel corso del successivo trentennio, come reazione al fenomeno della globalizzazione, e dei giganteschi cambiamenti geopolitici e culturali degli anni ’80 e ’90, e dell’ultimo decennio. Davanti ad un mondo che si sta disgregando, e all’avanzata della cultura anglosassone come modello di civiltà mondiale, l’identitarismo nasce in qualche modo come legittima  difesa.
Non tutte le conseguenze sono però positive. Oggi molti movimenti di tipo identitario, ben lungi dal limitarsi al ruolo di difensori della varietà culturale umana, stanno raggiungendo un grande peso politico e sociale cavalcando l’onda di un localismo escludente ed esclusivo, che ricorda da vicino quello dei nazionalismi novecenteschi. Cambiano i protagonisti (la Padania, il Veneto o l’Occitania al posto dell’Italia, per fare degli esempi), ma la sostanza rimane sempre la stessa.
Gli autori di questo blog non possono essere né favorevoli né contrari al fenomeno identitario in sé, troppo complesso e variegato per essere liquidato con un rapido giudizio complessivo. Il nostro obiettivo è appunto quello di indagare su di esso in tutti gli ambiti possibili, nel limite delle nostre capacità.

Carlo Pallard

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