sabato 26 febbraio 2011

Ragione e libertà. Ovvero, perché mai scrivere un blog.


La tradizione occidentale ha avuto il merito di nutrire e di sostenere alcuni fra gli uomini più grandi dell’intera storia dell’umanità, e questo nella misura in cui si è nutrita di due beni irrinunciabili, sostegno della dignità di quanto vi è di umano nell’uomo: la ragione e la libertà.
Per mantenersi all’altezza di una simile tradizione, e per imitare questi grandi uomini nel contesto limitato e con le limitate capacità che mi trovo ad avere, ho deciso di aprire con un amico un blog che facesse di ragione e libertà i suoi baluardi imprescindibili.
Non penso di dire la verità; penso però di argomentare quello che dico con il rispetto e la serenità che si addicano ad ogni persona seria e ragionevole. Quello che viene scritto qui è parziale, opinabile, ma argomentato: per rispetto alla ragione e alla libertà di ognuno vengono citate le fonti che ognuno è libero di andare a verificare di persona; mentre per rispetto alla libertà di ciascuno – e alla mia prima di tutto – dico esattamente quello che penso. Non sono nessuno, non sono un professore, non sono un accademico e nemmeno uno studioso. Sono un uomo, la cui ragione e libertà non sono negoziabili.
Invito perciò tutti coloro che hanno una reputazione sufficientemente alta della ragione e della libertà che è in loro, di commentare apertamente i post di questo blog, con la serenità e la pacatezza che mi pare di dimostrare. Non posso infatti esporvi la verità: espongo però la mia faccia ad ogni cosa che sostengo, pronto a cambiare opinione se qualcuno mi mostri una via migliore.
Se qualcuno è scandalizzato perché in questi blog si parla di Dio e del cristianesimo, sappia in primo luogo che destare scandalo fa parte della storia e della natura del cristianesimo stesso. Io personalmente sono credente (cristiano cattolico), ma non ho certo né la pretesa né l’intenzione di fare proseliti; ho citato le fonti cristiane nella misura in cui avrei citato Aristotele, Vattimo o Odifreddi: sono dei documenti sotto la luce del sole, che tutti possono confrontare, sui quali tutti possono ragionare. Questo blog cita gli autori più disparati: ebrei, cristiani, atei, nichilisti… è sufficiente leggere le bibliografie degli articoli per accorgersene. Se parlo del cristianesimo, è perché l’ho sempre trovato un’esperienza interessante, che ha dato molto alla mia vita. È per rispetto a questo fatto che parlo del cristianesimo in questo contesto, così come parlo però di tutti gli altri argomenti cui appongo la firma. Sono abituato a parlare di ciò che mi sta a cuore.
Se qualcuno avesse invece dei pregiudizi nei confronti di un credo o di un’opinione determinati, prima di esprimere pareri sommari e offensivi senza per giunta avere non il solo il coraggio, ma nemmeno l’onestà intellettuale di renderli pubblici, è pregato in primo luogo di informarsi, almeno per sapere che cosa sta dicendo (requisito materiale di razionalità), e in seconda battuta di argomentare pubblicamente e criticamente quanto sostiene (requisito formale di razionalità), senza trincerarsi dietro la grossolanità della propria volgarità.
Personalmente rispetto tutti coloro che hanno un credo, tutti coloro che non ce l’hanno, e tutti coloro che non rispettano quanti hanno un credo e quanti non ce l’hanno – basta che usino ragione e libertà. Aristotele diceva (Cfr Metafisica) che quanti non usano la ragione (il principio di non contraddizione), debbono stare zitti, in tutto simili a delle piante. Mi permetto di chiosare: farebbero anche una figura più signorile.
Attendo perciò persone che non la pensino come me, persone interessanti che, come me, hanno qualcosa da dire, argomentandolo con serenità, libertà e ragionevolezza; invito tutti gli altri a trovarsi passatempi più adeguati alle loro capacità – e a quanto si aspettano dalla loro vita.

Matteo Bergamaschi

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