La liturgia del tempo di Natale presenta un brano che ho sempre trovato «strano», fino a poco tempo fa. È l’elenco delle generazioni che formano la genealogia di Gesù (Mt 1, 1-25; www.laparola.net), una sequenza di nomi che mi è sempre sembrata fredda e insignificante, insipida. Poi però ho letto per caso un commento di R. Guardini, tratto da Il Signore. Chissà cosa avrà pensato Gesù scorrendo quella storia di uomini che ha portato fino a lui. Gran parte della sua geneaologia infatti è ben poco edificante: Abramo per poco ammazza suo figlio, confondendo Dio con gli idoli che richiedono sacrifici; Giacobbe inganna meschinamente suo padre e suo fratello, impossessandosi dei suoi diritti di primogenitura; inganna suo zio, preferisce una moglie all’altra, generando tensioni famigliari incredibili, e di fronte ai suoi figli non nasconde la predilezione per Giuseppe, che probabilmente gli ricorda la sua giovanile esuberanza, la sua ambizione; i fratelli non riescono a contenere l’invidia, e pensano prima di uccidere Giuseppe, e poi si risolvono di venderlo a dei mercanti di schiavi (che bella famigliola|), che lo portano in Egitto. Mentre Ruben ha una relazione incestuosa con una concubina del padre, Tamar si traveste da prostituta per avere un figlio da Giuda; da questa curiosa relazione, dopo la schiavitù in Egitto, si arriva a Iesse, un brigante che Dio però sceglie come guida del suo popolo; Iesse ucciderà la propria figlia, offrendo un sacrificio umano che non ha alcuna ragion d’essere, mentre suo figlio Davide viene unto re di Israele (dopo peripezie e intrighi succede a Saul, il primo re, che soffre di depressione e si suicida). Davide è un re con un’umanità ricca: fra l’altro, suona divinamente, scrive poesie e salmi, ma un giorno si innamora della moglie di un suo generale (Betsabea, moglie di Uria), e per averla (nonostante avesse già un harem piuttosto fornito) tradisce il suo generale, e lo fa uccidere; da questa relazione terribile nasce però Salomone, un grandissimo sovrano, abile politico e uomo di straordinaria sapienza, cui però non mancano lati oscuri; dopo di lui, il regno si dividerà, e la genealogia che porta a Gesù è quella di re corrotti e corruttori, che amano divinità straniere, e uccidono i messaggeri che Dio manda a loro. Caduti in disgrazia, vengono deportati schiavi a Babilonia, una delle potenze dell’epoca.
Quello che più amo nella Bibbia, sono questo genere di racconti; la Bibbia non parla di storie banali, di «santi» angelicamente insipidi, tantomeno di «precetti» morali: essa narra della storia di un Dio che si accompagna a questa umanità, con le sue luci e le sue ombre; allora la Bibbia ha qualcosa a che fare con la mia vita, con me, con i miei vicini, con la mia storia, che, in fondo, non è poi così diversa da quelle che essa racconta.
Non è necessario infatti essere buoni per seguire il Signore, né avere doti particolari; la Bibbia racconta del volto di questo Dio che cammina con uomini così umani, troppo umani, un Dio a cui questi uomini troppo umani piacciono, li trova interessanti, tanto da compromettersi con loro in una storia che Lo coinvolge in prima persona. Dio richiama a sé questa humanitas come una cosa che Gli appartiene, che è secondo i suoi gusti. Ecco: forse la differenza tra il Messia Gesù e gli altri sedicenti tali, la differenza tra Lui e gli altri figli di dei che popolano le mitologie pagane, è questo amore per quest’umanità quotidiana, banale, intricata, «sporca», come la mia: Dio la reclama come una cosa che interessa a Lui, che ha a che fare con la sua storia (Dio-con-noi). Ecco: un Dio così, un Dio del quale la prima cosa che si dice non sono i miracoli o i santi che ha suscitato ma le beghe troppo umane, gli uomini così grandi ma anche così meschini con cui ha camminato – il più grande esempio in questo senso è proprio Davide –, ha ancora qualcosa da dire a me, all’uomo di oggi, al volto dell’uomo postmoderno. Il volto di un Dio troppo umano!
E in questa storia così troppo umana, in cui Dio e uomo si sforzano di camminare l’uno a fianco dell’altro, si radica anche l’avventura della Chiesa, come madre e maestra di umanità.
Matteo Bergamaschi.
Bibliografia:
R. Guardini, Der Herr, Matthias-Grünewald-Verlag, Mainz 1997, trad. it. di G. Colombi, Il Signore, Morcelliana, Brescia 2005.
S. Petrosino, Il sacrificio sospeso. Lettera ad un amico, Jaca Book, Milano 2000.
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