Il nostro paese sta affrontando una guerra. I civili libici vengono massacrati. Terremoto e maremoto hanno prostrato un paese. L’orso knut è stato trovato morto allo zoo di Berlino: la gente porta i fiori. È morto l’orso knut? Ma soprattutto: la gente porta i fiori?!
Non si tratta di fare del moralismo: si tratta di registrare un fatto, e cioè che il telegiornale ha abituato l’uomo moderno a una sorta di cinismo di difesa. Qualsiasi tipo di notizia viene ostentato davanti ai suoi occhi quando egli è a casa, e per lo più a tavola, ovvero nel momento in cui egli abbassa le difese, e la sua capacità di critica latita. Egli così assorbe in maniera indifferenziata lo sterminio delle popolazioni della vicina Africa tanto quanto il lancio di una nuova collezione primavera-estate, così come i nuovi acquisti dell’Inter. Ogni informazione è trasmessa dallo stesso tono piatto e inespressivo del conduttore, che ostenta lo stesso indifferente sorriso, giustamente preoccupato di fare bene il suo mestiere. Ma il consumatore, in questo modo, altro non può fare che assecondare tale indifferenza mediatica, e per tutelare la pace domestica – finalmente a casa dopo una giornata consacrata dal sudore della fronte – si corazza contro tutte le ingiustizie del mondo, generosamente profuse all’altare della sua tavola, rendendosi egli stesso indifferente, disincantato, cinico. Io almeno sono a casa. Passami il sale.
Un effetto analogo è quello sortito dai quotidiani e dalla carta stampata, che affianca a intere pagine di concitata politica estera, icone pubblicitarie dalla conturbante femminilità. L’occhio si abitua così a tenere su uno stesso piano la minaccia di contaminazione radioattiva che incombe sull’intero Giappone e la modella seminuda che offre, insieme al desiderio, l’ultimo lubrico artificio dell’industria, senza il quale non si può stare al mondo – si può forse stare al mondo senza godere? E così, per amor di pace e per amor di godimento, anche il cuore si abitua alla sua piccola navigazione di cabotaggio, tirando dalla mattina alla sera, e immaginando come spendere la domenica, nella sua botte di Diogene; ancora una volta tutto l’essenziale è con lui, deve difendersi dalle immagini e dalle notizie che lo assillano e che vengono ad equivalersi, suscitando qua e là gli sfizi di piaceri non naturali e non necessari. Ma la botte ci ripara, ripara dalle guerre civili, dalle radiazioni e dagli tsunami: purché l’uomo saggio curi la sua psiche, purché sul lavoro si venga rispettati, purché a casa tutto bene – ma prima di tutto la salute!
Alessandro Magno sta attaccando la città: ancora una volta ci rifugiamo come Diogene nella botte. Tutto è a portata di mano, tutto è vicino, ma senza prossimità; niente ci tocca. Purché nessuno inchiodi il coperchio alla botte, e faccia di noi quello che vuole.
di Matteo Bergamaschi
Come sempre illuminante e ben scritto!
RispondiEliminaPosso darvi solo un consiglio?
Vi prego, cambiate il carattere, così perdo gli occhi! :)
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RispondiEliminacheap nolvadex